Archivio del Monastero di S. Cecilia in Trastevere

vol. 1

- «Cronica del venerabile monasterio di Santa Cecilia di Roma»

La Cronica inizia ad essere materialmente scritta nel 1610, tuttavia racconta le vicende del monastero a partire dal 1527, anno della sua rifondazione e destinazione alle monache della Congregazione benedettina cassinese. (Lo stesso monastero era stato precedentemente abitato da una comunità di monaci benedettini Umiliati). Il volume contiene dunque la storia del monastero a partire dal 1527 fino al 1710. Vi sono registrati puntualmente: vestizioni, professioni e decessi delle monache coriste e delle converse; l’ammontare delle loro doti; le donazioni fatte al monastero; i possedimenti della comunità, le rendite e gli investimenti effettuati in vari luoghi di monte; l’elenco delle numerose reliquie presenti nella chiesa. Sono annotati i nomi delle numerose badesse che si sono succedute nel governo del monastero, e vengono diffusamente descritte non solo le modalità della loro elezione, ma anche il loro operato all’interno del monastero e il loro rapporto con le istituzioni ecclesiastiche esterne e con la curia pontificia. Vengono descritti episodi diversi che raccontano la vita quotidiana di monache e converse, nonché devozioni, liturgie particolari e momenti dedicati alle sacre rappresentazioni; così come anche i mutamenti occorsi nelle usanze e abitudini di questa comunità in seguito al Concilio di Trento, e persino furti e incendi. La Cronica riportata anche i nomi dei vari confessori delle monache e di alcuni padri spirituali che vennero a predicare nel monastero; ed è narrato l’operato sia dei cardinali che furono protettori delle benedettine sia dei cardinali che furono titolari dell’adiacente chiesa di Santa Cecilia. Sono inoltre registrate le visite di alcuni papi e quelle della regina Cristina di Svezia, della regina di Polonia, di nobildonne italiane e straniere, e di piccoli gruppi di monache appartenenti ad altri ordini religiosi. Non mancano le abitudini di alcune nobildonne che vennero ospitate temporaneamente nel monastero. Particolarmente degno di nota è il racconto della ricognizione, nel 1599, del corpo di santa Cecilia e dei suoi compagni di martirio nella cripta della chiesa, nonché la descrizione della solenne e grandiosa cerimonia di ri-deposizione delle reliquie sotto l’altare maggiore, alla presenza di papa Clemente VIII, del teologo Cesare Baronio, dell’archeologo Antonio Bosio, di cardinali, ambasciatori, nobili e popolo romano. Suggestive anche le varie narrazioni della celebrazione della festa di santa Cecilia, il 22 novembre di ogni anno. In particolare si segnala la cerimonia officiata nel 1600, in occasione della quale venne istituita la tradizione che prevede la consegna di un calice alla chiesa da parte dei rappresentanti del potere municipale di Roma (tradizione che viene seguita tuttora). La Cronica dedica inoltre alcune pagine alla descrizione della peste romana del 1656, che lasciò però illeso il monastero delle benedettine di Santa Cecilia: tuttavia sono riportate con vivezza le paure, i timori e le speranze delle monache. Di notevole interesse anche il racconto di alcuni accadimenti miracolosi avvenuti nel monastero o in immobili di sua proprietà. Il manoscritto registra infine, puntualmente, i vari e numerosi lavori di costruzione, ristrutturazione o restauro di ambienti ed edifici del monastero e della chiesa adiacente, commissionati dalle varie badesse, ma anche da monache particolari e dai vari cardinali protettori o titolari.

1610 - 1710

Consistenza: carte 219

Documento autografo.

Volume cartaceo rilegato in pergamena e bande di cuoio. Il volume risulta scritto da quattro mani diverse. La prima parte è opera della Madre Aurelia Targoni, badessa del monastero per due volte. La seconda parte è stata scritta da Madre Maria Cecilia Targoni, badessa per quattro volte. Non sono annotati i nomi della terza e della quarta redattrice. Si nota, a metà del volume, un errore nella numerazione autografa delle pagine: dal foglio 159 si passa infatti direttamente al 170. Probabilmente si tratta di una svista di una delle monache che hanno redatto il manoscritto, poiché dal senso del racconto e dall’aspetto materiale del libro non sembra che siano state rimosse delle pagine.

vol. 1